DANGUARD ACE - METALROBOT

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DANGUARD ACE


ROBOT

NOME: Danguard Ace & ltd

MATERIALI: Metallo - Plastica

TRASFORMABILE: Si

COMPONIBILE: No

ARTICOLAZIONI: Miste

FINITURA: Lucida


ACCESSORI

MATERIALI: Plastica - Metallo

BASETTA ESPOSITIVA E PORTA ACCESSORI: No

PORTA ACCESSORI: No

LIBRETTO ILLUSTRATIVO: Si


DESCRIZIONE

Dopo il Gloyzer X la Yamato presenta ad ottobre 2008 il Danguard Ace.
La serie prodotta dalla Toei Animation è composta da 56 episodi, andati in onda in Giappone tra il 1977 ed il 1978; dopo solo un anno approdò anche in Italia e fu trasmessa da una rete privata.

Il Danguard è caratterizzato da 3 principali punti:

- è un robot gigantesco

- è in grado di trasformarsi in un astronave il cui nome è Satellizzatore

- ha una trasformazione del tipo stacca e attacca.

Il modello realizzato dalla Yamato rispecchia fedelmente questi tre punti.
La scatola del modello è enorme, non è però trasformabile in hangar come quelle del Gloyzer X, ma niente paura; infatti è possibile scaricare dalla rete grazie ad una password i file PDF che contengono i disegni da stampare su dei cartoncini e le istruzioni per il montaggio.

Il modello, separato in più parti e i principali accessori, sono stipati all’interno di un contenitore di polistirolo. Gli accessori secondari sono alloggiati in un vassoio di plastica trasparente che trova posto sotto il contenitore in polistirolo.

L’assemblaggio del modello in robot avviene in modo molto semplice; tutti gli incastri sono precisi ed efficaci. Una volta terminato questo passaggio, ci si trova di fronte un gokin enorme, dotato di un peso eccezionale.
Grazie alle dimensioni dei piedi, alla distribuzione dei pesi e alle articolazioni di cui è stato provvisto, risulta essere molto stabile e sufficientemente posabile.


TESTA

Le testa è dotata di un sistema telescopico che le consente di rientrare tra le spalle in fase di trasformazione. E’ resa movibile grazie ad un’articolazione a resistenza del tipo sferico. Purtroppo sia la flessione che l’estensione sono limitate nei movimenti.
Per essere completata, ha bisogno dell’applicazione di una sorta di casco, su cui è presente la cabina di pilotaggio del robot, che può ruotare verso l’alto di circa 90° in fase di trasformazione.


BUSTO

Il busto si compone di 2 sezioni separate:

- torace / metà addome superiore

- metà addome inferiore / bacino

La parte superiore dell’addome si aggancia a quella inferiore grazie ad un sistema ad innesto con blocco a scatto.
C’è da segnalare che la parte inferiore dell’addome, con integrato il sistema ad innesto (punta del Satellizzatore), è collegata al bacino per mezzo di un perno in plastica, avvolto da una guarnizione toroidale di generose dimensioni.
Questo perno in plastica, il cui spessore è di circa 4,5 mm, ha il compito di sopportare il peso della parte superiore del corpo e le rotazioni che quest’ultimo può fare sul proprio asse.

Viste le dimensioni di questo perno ed il materiale con cui è realizzato, per evitare spiacevoli rotture che hanno interessato già diversi modelli, consiglio caldamente a tutti di maneggiarlo sempre utilizzando entrambe le mani, e di evitare brusche ed improvvise torsioni assiali dell’addome.
Il petto è stato dotato di due portelli apribili per mezzo di cerniere, le quali, per consentire la massima apertura, sono
leggermente estraibili dalla loro sede. Una volta aperti i portelli, si ha accesso all’interno del petto dove troviamo:

- 2 fori grandi posti uno a sinistra e uno a destra

- 3 fori piccoli disposti uno sull’altro al centro tra i fori più grandi.

Su questi fori vanno applicati gli accessori necessari per simulare l’attacco con il cannone Balkan.
Sulla schiena è possibile montare, ad incastro, i motori per il volo e decidere se lasciarli con le ali chiuse o se dotarli di ali aperte.


SPALLE & BRACCIA

Le spalle sono rese movibili grazie a due articolazioni: la prima è a scatti e garantisce il movimento di estensione e di flessione; la seconda articolazione è a resistenza e permette l’abduzione laterale delle braccia. Vista la forma delle spalle, queste ultime tendono ad impattare contro il corpo quando si mandano in abduzione le braccia, limitandone così  l’angolo di escursione. Per questo motivo, sono state dotate di un sistema distanziatore, il quale consente di allontanarle leggermente dal corpo, incrementando così di qualche mm l’escursione laterale. Sull’estremità superiore delle spalle sono presenti quattro forellini, in cui vanno inseriti i finti missili (due con scia corta, due con scia lunga) per simularne il lancio.

L’estensione e la flessione dei gomiti sono affidate ad un’articolazione a scatti. Gli avambracci sono in grado di ruotare sul proprio asse in entrambi i sensi; per consentire la trasformazione in Satellizzatore o simulare il lancio dei pugni, essi sono rimovibili per mezzo di un attacco ad incastro con perno a testa sferica.
Le mani sono leggermente direzionali e rese intercambiabili sull’avambraccio, grazie al classico perno a testa sferica.


GAMBE

Nell’anca sono poste due articolazioni a resistenza: una per la flessione e l’estensione, la seconda per il movimento di abduzione e adduzione laterale delle cosce. Queste ultime sono dotate di movimento rotatorio in entrambi i sensi sul proprio asse e di sistema telescopico che, se azionato come indicato sul libretto d’istruzione, fa acquistare la massima altezza al modello. Purtroppo, però, ciò inficia negativamente sulla stabilità del modello. Visto, quindi, il guadagno di qualche millimetro in altezza, considerando lo svantaggio che ne consegue dal suo utilizzo, ho deciso di non utilizzarlo.
Il ginocchio ha un’articolazione a scatti, scelta obbligatoria visto il peso e le dimensioni del modello.
Nella parte anteriore delle gambe vanno montate ad incastro le frecce cosmiche, le quali risultano essere troppo “ballerine”, perché gli incastri non ne garantiscono un ottimo aggancio. Le articolazioni delle caviglie sono del tipo a resistenza e consentono una più che sufficiente mobilità dei piedi. Questi ultimi possono trasformarsi nei motori del Satellizzatore, semplicemente portando l’articolazione delle caviglie nella massima flessione plantare.


SATELLIZZATORE

La trasformazione da robot a Satellizzatore è molto semplice: si effettua per mezzo di una combinazione di attacca e stacca di pezzi.

Non richiede più di 5 minuti e, se si segue il libretto d’istruzione senza improvvisare, il rischio di danni è pari a 0.
In fase di trasformazione è possibile decidere in quale configurazione esporlo:

- configurazione volo, montandolo sul suo piedistallo

- configurazione al suolo, dotandolo dei suoi carrelli di atterraggio con ruote funzionali.

In configurazione al suolo è molto stabile; infatti il rischio di ribaltamento all’indietro è scongiurato quasi del tutto, grazie ad una logica disposizione dei carrelli di atterraggio, e dalla scelta di realizzare gli enormi piedi in materiale plastico. Quest’ultimo accorgimento ha permesso una ripartizione del peso più omogenea e non concentrata in un unico punto.


ACCESSORI

Gli accessori sono interamente realizzati in materiale plastico, sono molto ben rifiniti e ottimamente realizzati. Anche se c’è da segnalare che alcune coppie di mani sono completamente da cestinare e da progettare da capo.


VERNICIATURA

La verniciatura è molto ben realizzata, tutte le superfici sono lisce e prive di imperfezioni; lo strato applicato sembra molto spesso e solido.
La finitura è del tipo lucido.
Devo dire che non vedevo da tempo una verniciatura così ben realizzata e curata.
Anche tutti gli accessori sono stati verniciati con cura, cercando di limitare al massimo sbavature di colore.


CONCLUSIONI PERSONALI

Parto subito dalle cose che non mi sono piaciute:

- la testa: viste le dimensioni mastodontiche del modello risulta essere sottodimensionata

- gli avambracci: troppo corti rispetto al resto del corpo

- l’attacco poco efficace delle frecce cosmiche sulle gambe  

- alcune mani sono da rifare completamente

- il perno in plastica che unisce il bacino all’addome: troppo sottodimensionato ed esposto a rotture visto il peso della parte
superiore del modello.
Tutto il resto è… ok!

La stabilità è ottima, grazie ad un’azzeccata distribuzione dei pesi; la mobilità non ha nulla da invidiare agli altri gokin e le articolazioni funzionano in maniera egregia.
Le generosissime dimensioni sono accompagnate da una altrettanta generosa quantità di metallo.
La verniciatura è ottimamente realizzata e tutti i dettagli sono curati.

La trasformazione è facile e scorre via liscia grazie alla semplicità del progetto ed alla precisione degli incastri. In entrambe le versioni resta proporzionato e fedele all’anime.
Nel complesso credo che Yamato abbia commercializzato veramente un buon modello, che vince “a mani basse” il confronto con i precedenti Gn-U prodotti; se amate il soggetto o più semplicemente i gokin in generale, è un modello che molto difficilmente vi deluderà.

Successivamente a questa prima versione definita normal, ne sono seguite altre due definite limited:

- una con vernice metallizzata

- una HK con vernice cromata.

Le caratteristiche tecniche delle tre versioni sono identiche al 100% ; a cambiare è solo la livrea.
Di seguito troverete una galleria fotografica di tutte e tre le versioni.


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